Estratto della conferenza “Showlight”. Digione, Francia. 2025

Tempo di lettura: 7 min.
In occasione della conferenza “Showlight 2025” abbiamo illustrato, attraverso una serie di esempi concreti di lavori svolti, la relazione che intercorre tra l’illuminazione di un’opera teatrale e quella di un’architettura o un’opera d’arte.
Siamo partiti dall’analisi delle chiese al cui interno si alternano queste diverse forme d’illuminazione.
I luoghi di culto e la luce che cambia
Le chiese sono sempre state teatri in cui rappresentare le ricorrenti liturgie ecclesiastiche e gli eventi privati e pubblici della comunità. Nel corso della storia il modo di illuminare le chiese dipendeva sia dalle risorse tecniche disponibili che dalla visione filosofica e religiosa dell’epoca.
Nelle chiese bizantine, ad esempio,la luce, riflessa dai mosaici d’oro che ricoprono tutte le pareti, rappresentava la grazia divina che tutto abbraccia. Viceversa, gli spessi muri delle chiese romaniche consentivano solo finestre piccole che lasciavano filtrare pochissima luce naturale, schiacciando l’uomo medioevale sotto il peso della colpa e dell’espiazione. Nel Gotico, invece, l’architettura si fa leggera e verticale. I muri lasciano il posto a enormi vetrate colorate che fanno piovere dall’alto fiotti di luce naturale che inondano tutto lo spazio.

Maestà di Cristo in trono tra i Santi Pietro e Paolo mosaico a fondo oro. Palazzo dei Normanni, Palermo. © Jacques Savoye
L’altezza della cattedrale invita a far convergere gli occhi verso il cielo luminoso e a proposito di Gotico, abbiamo abbiamo trattato il progetto d’illuminazione della Cattedrale di Milano alla cui realizzazione abbiamo collaborato alcuni anni fa.
Le cattedrali, oltre a essere luoghi di culto e di celebrazione, sono anche monumenti storici ricchi di dettagli, fregi e sculture. Luoghi che oscillano tra spazio museale, luogo di riti e celebrazioni e meta di pellegrinaggio. L’illuminazione di un luogo di culto, e ancor più di una cattedrale, deve saper combinare tutti questi aspetti, che insieme contribuiscono a definirne l’identità.

Sainte-Chapelle. Dettaglio delle vetrate. © Marco Miglioli
Anche le vetrate colorate giocano un ruolo fondamentale nell’illuminazione delle cattedrali. La luce naturale entra a far parte della scenografia della cattedrale: Di giorno le vetrate fanno entrare la luce naturale colorando il marmo rosa; di notte filtrano all’esterno la luce dei proiettori esaltandone i colori.
Durante la conferenza abbiamo inoltre analizzato come sia di primaria importanza installare sistemi d’illuminazione dinamica all’interno delle chiese.
Come la musica, la luce è un linguaggio: accompagna il ritmo della celebrazione, varia in intensità e tonalità e contribuisce a creare un’atmosfera ricca di immagini ed emozioni.
Prendiamo due esempi:
La Veglia Pasquale inizia di notte con il cero pasquale, un unico punto di luce. Da quel momento l’illuminazione si diffonde e si intensifica progressivamente nel corso della celebrazione, esplodendo infine in una luminosità che riempie l’intero spazio. Questa coreografia luminosa rende visibile il mistero pasquale: il passaggio dalle tenebre della morte all’alba della resurrezione.
La Messa domenicale presenta due momenti fondamentali: la Liturgia della Parola e l’Eucaristia. Nel primo, la luce isola il lettore mentre il resto dello spazio rimane in ombra; nel secondo, l’attenzione luminosa si sposta dall’ambone all’altare.
Le chiese possono persino diventare dei veri teatri ospitando eventi civici come concerti, letture o opere liriche.
Dal Teatro Grande al Teatro Piccolo
Ovvero come un piccolo elemento possa diventare il protagonista della scena, il personaggio principale dell’architettura.
Tra i vari esempi trattati ci siamo soffermati sulla “Croce Processionale con i Santi Francescani” di Raffaello Sanzio esposta al Museo Poldi Pezzoli.
Quest’opera, a cavallo fra scultura e pittura, è stata collocata all’interno di una teca appositamente progettata all’interno delle rinnovate gallerie del museo, che attraverso una sequenza di ambienti evocano la profondità dei palazzi rinascimentali italiani. Lo spazio architettonico diventa la scenografia in cui “recitano” le opere d’arte.
La nuova illuminazione della Croce di Raffaello, ottenuta grazie all’utilizzo di speciali filtri e strumenti, ha permesso d’illuminare la croce con una luce morbida, radente che ha rivelato dettagli, rilievi, punzonature a lungo nascoste a causa della precedente illuminazione.
Come per le chiese anche quando s’illumina un’opera d’arte il controllo della luce è di primari importanza: livelli più elevati di illuminamento migliorano la percezione dei dettagli, il contrasto e la discriminazione cromatica, soprattutto per i visitatori più anziani, che costituiscono una parte significativa del pubblico museale. L’integrazione dell’illuminazione all’interno della teca ha quindi consentito un controllo estremamente preciso dell’intensità luminosa. La luce può essere poi ridotta in a seconda del pubblico o in assenza di visitatori così da ridurre le radiazioni luminose sull’opera d’arte.
Come nel teatro lo spettro della luce gioca uno dei ruoli fondamentali per illuminare la scena e i personaggi, così anche in un museo la scelta della luce contribuisce a definire lo spazio e trasmettere emozioni. Nel caso della Croce di Raffaello, poiché la superficie dorata dell’opera appariva inizialmente diversa rispetto alle cornici dorate dei dipinti circostanti, abbiamo ritenuto opportuno armonizzare queste tonalità calde. Inoltre, le sorgenti LED, per loro natura, possono causare nel lungo periodo un degrado cromatico dei pigmenti naturali, principalmente a causa delle emissioni ultraviolette e della componente blu dello spettro. Anche questo aspetto ha richiesto un attento lavoro di regolazione spettrale.
Il palcoscenico della memoria
In un’architettura illuminata il protagonista può essere una comunità, un’opera d’arte oppure i visitatori stessi.
Questo è il caso del Memoriale della Shoah di Milano, un altro progetto a cui abbiamo lavorato e stiamo tuttora lavorando.
Il Memoriale sorge nel luogo esatto da cui partivano i treni dei deportati, sotto l’attuale Stazione Centrale tutt’oggi in funzione. Il percorso del visitatore inizia in un ampio atrio d’ingresso, dove una parete recante la parola “INDIFFERENZA” cela lo spazio interno. Si riferisce all’indifferenza che iniziò con le leggi razziali del 1938.
Qui la luce artificiale si mescola alla quella naturale che entra dalle grandi superfici vetrate: un luogo ancora toccato dal sole, dalla vita e dalla normalità quotidiana. Oltre questa soglia, però, la luce si attenua e il visitatore entra nell’oscurità della Memoria.
Il suono del treno costituisce la colonna sonora del Memoriale. Ogni volta che un convoglio passa al piano superiore, l’intero spazio vibra e risuona.
Uno degli ambienti più intensi dal punto di vista emotivo è il “Binario della destinazione ignota”, dove sono conservati, immobili, i vagoni merce dello stesso periodo di quelli utilizzati per le deportazioni. Qui la luce cambia intensità e colore al passaggio di ogni treno.
Per testimoniare la disperazione di vite ridotte a corpi, private della loro storia e della loro dignità, il nuovo progetto mira a far risuonare il corpo stesso del visitatore attraverso vibrazioni sonore e luminose. Spazio, luce e suono vengono integrati per creare un’esperienza sensoriale immersiva.
Il corridoio centrale è illuminato in modo disomogeneo, con forti contrasti tra luce e ombra che generano un senso di inquietudine mentre si avanza verso l’oscurità.
Fra i diversi ambienti si trovano le Stanze delle Testimonianze: volumi cubici dai bordi frastagliati dove i visitatori possono sedersi in penombra e ascoltare le voci dei sopravvissuti.
Nell’area espositiva, la luce rivela la presenza di ogni opera e reperto.
Il percorso si conclude nella Sala della Riflessione, uno spazio dedicato alla contemplazione e al silenzio. Vi si accede attraverso una stretta fenditura aperta in una struttura conica, dopo aver percorso un passaggio apparentemente instabile tra due alte pareti di acciaio scuro, come all’interno di una scultura di Richard Serra.
L’instabilità del percorso, unita a un’illuminazione severa e a profonde zone d’ombra, genera una sensazione di precarietà. Un’apertura rossa sul soffitto permette a un raggio di luce di penetrare all’interno squarciando l’oscurità e invitando a guardare verso l’alto; esso sembra, come nelle cattedrali gotiche, condurre verso la speranza.
Qui la luce zenitale isola lo spazio architettonico dal mondo esterno, evidenziando e valorizzando un luogo particolarmente evocativo.
Comments are closed.