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L’illuminazione dei campanili


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“Perché la nube del Signore durante il giorno rimaneva sulla Dimora [la tenda del convegno] e durante la notte vi era in essa un fuoco [luce], visibile a tutta la casa d’Israele, per tutto il loro viaggio”.

Esodo 40, 34-45: 38

Raffaello Sazio, inc. Cesare Fantetti, Descendebat nubis columna, seconda metà del XVII sec. Acquaforte. Londra, Victoria and Albert Museum

Il campanile come faro nella notte

Il passo biblico citato in esergo si riferisce alla lunga traversata del deserto del popolo d’Israele. Dio accompagna il suo popolo come nube di giorno e come colonna di fuoco di notte; non si rivela perciò direttamente ma in maniera enigmatica, non scongiurando tutta l’ansia e la precarietà dei fuggiaschi. Se si occultasse che sarà di loro? Si smarriranno e perderanno? Vivono emozioni che oscillano tra angoscia di abbandono e certezza di una presenza, tra solitudine e abbandono. Questo passo dell’Esodo ci ha fatto pensare pensare al campanile come a un faro di luce. Viene da immaginare un viandante, un pellegrino che di notte cerca di orientarsi con la luce del campanile, una luce che si manifesta e poi anche si perde. Mi sembra una metafora del fedele che che oscilla tra l’angoscia dell’abbandono e la dolce certezza di una guida invisibile.

Spazio e tempo. Il campanile come simbolo

Il campanile, ergendosi verso il cielo con la sua forma svettante, esprime l’anelito dell’uomo a elevarsi a Dio. Oltre alla sua funzione religiosa, nel corso del tempo ne ha acquistato anche una civile. Esso infatti, dapprima confinato all’interno delle mura conventuali ad uso esclusivo dei monaci, è uscito dal claustro collocandosi ai lati delle chiese e sulle pubbliche piazze. È diventato un punto di riferimento e di aggregazione dell’intera comunità scandendo non solo le ore delle funzioni liturgiche ma anche quelle quotidiane del lavoro, delle feste e delle emergenze. Il campanile, questo faro terrestre, dovrà essere riconoscibile in ogni momento: di giorno attraverso il suono delle campane, di notte attraverso la luce che ne evidenzia la presenza guidando i viandanti attraverso il territorio. 

Giovanni Segantini, Ave Maria a Trasbordo, (dettaglio), 1886. olio su tela. St. Moritz, Museo Segantini

L’illuminazione di un campanile deve sottolinearne la verticalità che, come già detto, simboleggia il desiderio dell’uomo di elevarsi verso la luce celeste. L’illuminazione non può quindi essere concentrata sulla base e sulla parte bassa del fusto, ma deve esprimere la sua tensione verso l’alto, acquistando forza mentre sale senza frammentarsi, sottolineando così la continuità delle superfici, per culminare nella cella campanaria e nella copertura.

L’illuminazione dovrebbe integrarsi inoltre nel paesaggio rurale o urbano in cui i campanili sono inseriti. Una luce eccessiva isolerebbe il campanile dalla comunità riducendone la funzione di punto di riferimento. Ogni progetto illuminotecnico deve quindi nascere da una valutazione del contesto, osservato a differenti scale: in prossimità del campanile e da lontano.

Il campanile e gli stili architettonici

Nel corso dei secoli i campanili e le torri campanarie hanno cambiato fisionomia in relazione ai mutamenti della società e del ruolo storico della Chiesa (dal periodo del Romanico, a quello del Gotico, a quello del Barocco, per fare alcuni esempi). L’illuminazione dei campanili deve perciò mettere in rilievo la specificità delle diverse morfologie architettoniche ed esplicitarne le implicite intenzioni dei costruttori di una data epoca

Campanile romanico

Campanile gotico

Campanile barocco

Il campanile romanico, dalla forma netta e squadrata, le cui massicce mura isolano lo spazio interno dalla realtà esterna, riflette un ideale di austera spiritualità in linea con gli insegnamenti religiosi di quel periodo storico. L’illuminazione dovrebbe quindi concentrarsi maggiormente sull’interno e sulla cella campanaria rischiarando appena la struttura esterna, così da evidenziare l’origine del suono (in un certo senso manifestazione della “Parola”). La luce nel Romanico indica una direzione da seguire e come un faro conduce il fedele attraverso le tenebre.

Il passaggio al Gotico (le cui torri slanciate e i cui archi, in una fusione tra interno ed esterno, smaterializzano la pietra) lascia il posto a una nuova luce brillante e carica di colori. Sembra un richiamo alla Gerusalemme Celeste. In questa nuova atmosfera ariosa e luminosa, l’illuminazione deve mettere in risalto soprattutto la copertura del campanile e, in una composizione di differenti luminanze, evidenziare le innovazioni tecniche come guglie, archi rampanti o a sesto acuto e contrafforti. I campanili, che meglio rappresentano la verticalità dell’edificio sacro, devono essere un trionfo della luce. Il Gotico è un periodo in cui la società inizia a secolarizzarsi e quella luce che piove dall’alto induce l’uomo ad alzare lo sguardo invitandolo a un dialogo con Dio.

Il periodo del Barocco è caratterizzato dal drammatico contrasto fra la Chiesa cattolica e la Riforma protestante. La Chiesa vuole rivendicare la sua centralità e il suo prestigio anche con la sontuosità dell’architettura e dell’arte che patrocina. L’architettura barocca ha assorbito le nuove istanze luministiche (ne è un esempio Caravaggio) per cui l’ombra non è un elemento marginale di sfondo ma, insieme alla luce, crea, scava lo spazio. L’illuminazione dei campanili e delle torri campanarie, pur mantenendo la luce su tutta la struttura, deve valorizzare questi giochi di luce e ombre.

In modo diverso andrebbe affrontato il campanile contemporaneo: qui la luce dev’essere declinata di volta in volta in funzione della sua struttura architettonica e dialogando con le intenzioni della diocesi. 

Un discorso a parte vale per il campanile civile che, lontano da una realtà religiosa, è un simbolo di appartenenza a una comunità civica e uno strumento per scandire, attraverso l’orologio, il tempo delle attività lavorative.

Illuminare la verticalità

Illuminare la verticalità dei campanili e le torri campanarie significa dare risalto al vertice della costruzione. L’illuminazione delle superfici verticali può essere ottenuta in due modi: o attraverso apparecchi d’illuminazione installati direttamente sul campanile oppure installati all’esterno, sui cornicioni e sulle facciate degli edifici circostanti, su pali speciali o su lampioni già esistenti. 

Nel primo caso l’illuminazione deve essere prevalentemente zenitale e i proiettori avere un fascio di luce relativamente stretto. L’utilizzo di proiettori con fasci stretti permette di spingere la luce più lontano rispetto a quelli con fasci luminosi di maggior apertura, evitando così di dover installare altri apparecchi su più livelli, il che frammenterebbe la verticalità e aumenterebbe il rischio di abbagliamento. Questa soluzione inoltre è consigliabile per mettere in evidenza, attraverso giochi di luminanze, eventuali dettagli architettonici e artistici.

Nel secondo caso la luce assicura un effetto più uniforme, ma necessita di un maggior numero di proiettori. L’ampiezza dei fasci dovrebbe essere tale da evitare che la luce si disperda attorno al campanile. Il risultato è una luce morbida e uniforme.

Un’illuminazione verso il basso, se gli apparecchi non sono accuratamente schermati e regolati, può essere causa di abbagliamento. Per questo motivo, oltre a prevedere accessori di schermatura dei fasci luminosi, è opportuno che l’ampiezza del fascio di luce sia in genere la più stretta possibile. 

Particolare attenzione va posta al sistema di fissaggio degli apparecchi, soprattutto in prossimità della cella campanaria o del tamburo poiché le vibrazioni generate dalle campane potrebbero modificare il puntamento dei proiettori o indebolirne i supporti.

Inquinamento luminoso

Un aspetto da non sottovalutare quando s’illumina un campanile è l’inquinamento luminoso, ossia quelle forme d’irradiazione di luce artificiale che si disperdono nell’ambiente naturale, in particolare verso il cielo, influenzando negativamente il bioritmo della fauna e della flora locale. Questo effetto è dovuto principalmente al riflesso della luce sulle superfici illuminate o ad una mancanza di adeguate schermature della sorgente luminosa.

Gli impianti di illuminazione dei campanili devono pertanto garantire che le superfici illuminate non eccedano i livelli minimi di luminanza prevista dalle norme nazionali e locali. È auspicabile inoltre che questi impianti siano dotati di un sistema di regolazione automatico che possa spegnere parzialmente o totalmente la luce nelle ore centrali della notte, oppure che riduca il flusso luminoso rispetto a quello iniziale a pieno regime. Tra l’altro questo comporta un risparmio energetico.

Vincent Van Gogh ,La notte stellata, 1889. olio su tela. Moma, New York, U.S.A.

Ciò che maggiormente influenza negativamente l’ambiente naturale è l’intero spettro luminoso (e non solo la temperatura di colore della luce). Lo spettro dovrebbe essere privo di quelle componenti a cui le piante e gli animali sono sensibili, in particolare le lunghezze delle onde blu e rosse. Tenendo conto della salvaguardia ambientale, la componente spettrale della sorgente luminosa dovrebbe essere scelta in funzione dei materiali con cui è stato costruito il campanile, così da farne risaltare i colori e la struttura: ad esempio, una luce più calda è da preferire per illuminare un campanile di mattoni mentre una luce più fredda fa risaltare meglio una superficie di marmo chiaro.

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