Scroll Down
Scroll Down
Scroll Down
Progetto d’illuminazione: Marco Miglioli ArchiLight Studio.
Committente: Fondazione Artistica Museo Poldi Pezzoli. Progetto dell’allestimento: Luca Rolla e Alberto Bertini.
Curatela: Andrea Di Lorenzo. Restauro: Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
Comitato scientifico: Marco Ciatti, Andrea Di Lorenzo, Cecilia Frosinini e Annalisa Zanni.
Progetto grafico: Salvatore Gregoretti. Fotografie: Andrea Ceriani.
MUSEO POLDI PEZZOLI | MILANO | ITALIA
Nigra sum sed formosa,
filiae Hierusalem,
sicut tabernacula Cedar,
sicut pelle Salomonis
La “Madonna con bambino” di Andrea Mantega come appare dopo il restauro sotto la nuova illuminazione
Maria, che accosta il volto a quello del Bambino profondamente abbandonato al sonno, ha uno sguardo triste, si direbbe presago del futuro abbandono del figlio nelle braccia della morte. Le fasce bianche e soffici che avvolgono l’infante potrebbero alludere al suo sudario funebre.
Molti pittori e scultori hanno raffigurato il tragico momento in cui Maria sostiene di nuovo il corpo del figlio, o tenendolo in grembo come se fosse ancora un bambino, o accostando il suo viso a quello di lui. Come esempi si possono vedere le due Pietà di Giovanni Bellini.
La “Madonna con Bambino” di Andrea Mantegna, già da tempo esposta nella sede del museo Poldi Pezzoli, è stata oggetto di un approfondito restauro che ha fatto emergere i tratti e i colori originali del quadro, nascosti sotto un pesante e infelice restauro di metà Ottocento di Giuseppe Molteni.
L’uso della “tempera magra” per dipingere il quadro rivela il carattere devozionale privato a cui l’opera era destinata. Qui la Madonna non è raffigurata come “Regina” ma come una madre che abbraccia il bambino in un ambiente intimo e quotidiano.
Il restauro ha fatto emergere una scritta in oro “nigra sum sed formosa” che sottolinea l’aspetto umile e quasi pauperistico della Vergine. Il restauro ha fatto riapparire la luce naturale usata dal Mantegna, che avvolge morbidamente la coppia. Ci sembra che la nuova luce e i nuovi colori facciano emergere il significato profondo del quadro. L’incarnato del Bambino, pallido e biancastro, potrebbe prefigurare la futura Passione, mentre la carnagione sana, scura (nigra) della madre suggerisce la sua presenza viva tesa a proteggere e animare il Figlio.
La luce che abbiamo scelto per illuminare il quadro e la mostra vuole appunto evidenziare questa nostra interpretazione dell’opera.
La luce era soffusa, tenue, volta a richiamare l’interno di un’abitazione in penombra, illuminata dal sole del tardo pomeriggio. Solo il quadro era maggiormente illuminato come se fosse colpito da un raggio di sole proveniente da una finestra.
Si è voluto creare l’atmosfera di un ambiente raccolto, intimo e sacro che si abbia quasi il timore di turbare.
La luce delle sorgenti luminose, collocate molto al di sopra del percorso della mostra e con fasci stretti, non abbagliava ma indicava il tragitto. I visitatori, accompagnati, oltre che dalla luce anche dalle note del “Nigra sum” di Pablo Casals in sottofondo, entravano in silenzio e, dopo un percorso di preparazione fatto di video e descrizioni dell’opera e del restauro, giungevano davanti al dipinto soffermandosi con rispetto davanti a un’immagine che è sia un’ opera d’arte che un’icona devozionale.





