Phluò
La Luce che accoglie
2025

Progetto d’illuminazione:  Marco Miglioli (Marco Miglioli ArchiLight Studio) con Sapiens Design Studio.

Committente:  International Rescue Committee.     Organizzazione e Coordinamento:   Wazoku.    

NEW YORK I NEW YORK | USA

Non ha bisogno di elettricità, fa luce per 12 ore , ha una durata superiore a 25 anni e costa solamente 5 euro

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Primo prototipo della lampada “Phluo” utilizzato per l’illuminazione dei servizi igienici dei campi profughi

“Plhuò” è il nome che abbiamo dato al prototipo della lampada fosforescente modulare con cui abbiamo vinto il concorso internazionale Application of Phosphorescence Technology for Toilet Lighting in Refugee Camps promosso da IRC  (Internacional Rescue Committee). La finalità del concorso era quella di ”individuare soluzioni, sostenibili e innovative, per rendere più sicuri e confortevoli i servizi igienici delle donne e delle ragazze che si trovano nei campi profughi o negli insediamenti per sfollati interni, attraverso l’uso di nuove forme d’illuminazione”, che dovevano essere svincolate da fonti dirette di energia elettrica (pannelli solari o batterie). 

Ciò che ci ha spinto a partecipare è stata, oltre alla sfida tecnica che questo progetto comportava, anche la dimensione etica e sociale del concorso: avere la possibilità di lavorare su una nuova forma d’illuminazione sostenibile ed economica in un contesto in cui la mancanza di luce renderebbe la sopravvivenza e la convivenza ancora più precarie. L’offerta di questo bene fondamentale fa parte dell’impegno di assicurare a persone che vivono in situazioni disperate un minimo livello basico di sicurezza e di protezione della loro dignità umana. 

“Le innovative soluzioni di illuminazione fosforescente a basso costo che emergono da questa sfida – afferma Bansaga Saga, consulente tecnico IRC per l’Africa ovest – non solo illuminano le latrine, ma evidenziano anche il potenziale che le innovazioni rivoluzionarie possono avere nell’affrontare le urgenti esigenze di protezione delle donne e delle ragazze in situazioni di crisi”. Da qui la necessità di salvaguardare le persone più deboli nei momenti di maggiore fragilità. in particolare, considerando che nei campi profughi l’illuminazione notturna è spesso assente,dirigersi verso le latrine al buio significa, soprattutto per donne e bambini, esporsi a molti pericoli: dalle aggressioni ad opera di altri rifugiati all’attacco di animali selvatici.

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Fotografia aerea di una campo profughi

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Una comune latrina di un campo profughi

Le condizioni poste da IRC per la progettazione della lampada erano: un costo economico molto ridotto (5 dollari a lampada), dato il suo utilizzo su vasta scala; una durata della luce per 12 ore dopo un tempo di ricarica di massimo 8 ore; una facilità di costruzione e installazione con pochi strumenti (martello, chiodi, seghetto, recipiente); una resistenza alle intemperie, ad atti vandalici e al furto; una durata di vita superiore ai 25 anni; una luce sufficiente per leggere un foglio di testo.

La forma della lampada semplice e geometrica e la sua composizione chimica sono nate pensando alla gestione dei campi profughi e alle condizioni in cui versano: ridotte disponibilità economiche, impiego di materiali facilmente reperibili (online o sul posto, non tossici e in parte riciclabili a fine vita). Poiché il processo di costruzione può essere eseguito da persone non specializzate e con accesso limitato alla tecnologia, la fabbricazione della lampada può anche offrire opportunità di inclusione sociale e di emancipazione all’interno delle comunità di sfollati.

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Prove iniziali con il primo prototipo della lampada

La lampada “Phluò” ha una superficie monolitica ed impermeabile che evita l’accumulo di sporcizia e polvere ed è facilmente pulibile (con un panno o getti d’acqua). Inoltre la sua superficie non permette la proliferazione di funghi e batteri, rendendola perfettamente adatta per l’uso in strutture igienico sanitarie. Un’altra caratteristica è la permeabilità ai raggi UV che, pur essendo una delle principali fonti di energia per ricaricare la lampada, non danneggiano la struttura nel corso del tempo, lasciandone così invariata la luminosità. “Phluò” è stata progettata, oltre che per resistere agli agenti atmosferici (piogge, sbalzi termici) anche agli urti e ad atti di vandalismo.

Inoltre, la sua costruzione richiede solo un giorno e, con la possibilità di essere realizzata in serie, permette di inserire le lampade in nuovi ambienti in periodi brevi. “Phluò”, grazie alla sua modularità, può essere utilizzata singolarmente o in composizione per illuminare zone più ampie. La lampada può essere sospesa per mezzo di catenelle di metallo o fissate direttamente alla superficie con semplici chiodi; questa libertà d’installazione conferisce alla lampada una grande flessibilità; le catenelle sono state inserite per fungere anche da guide su cui la lampada può scorrere, permettendo di concentrare la luce in specifici punti.
La forma quadrata è stata disegnata per facilitare il trasporto, lo stoccaggio e l’installazione in quasi tutti gli spazi come le latrine o vicino alle finestre con piccole aperture (senza ostruire la vista o il passaggio dell’aria).   

Dopo il concorso abbiamo continuato a pensare a come implementare l’uso della lampada realizzando due versioni: la prima è progettata per essere sospesa: in questo modo illumina non solo l’ambiente sottostante ma anche il soffitto, migliorando la percezione dello spazio attraverso un bilanciamento delle luminanze nell’ambiente; la seconda versione invece, proiettando la luce in una sola direzione la focalizza aumentandone l’intensità.
La prima versione, più semplice, è composta da tre strati: uno strato centrale formato dalla miscela di sostanze fosforescenti e due strati protettivi che racchiudono il nucleo che emette luce.
La seconda versione è composta da quattro strati: un primo formato da un composto chimico altamente riflettente; un secondo costituito dalla miscela fosforescente; un terzo formato da microparticelle che reindirizzano la luce verso l’alto e infine l’ultimo è formato da micro-lenti che concentrano la luce. 

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Ingrandimento di un dettaglio della sezione della seconda versione in cui sono visibili gli strati

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Ingrandimento di un dettaglio della sezione della prima versione in cui sono visibili gli strati

Come studio, avere l’opportunità di lavorare su una nuova forma di illuminazione a basso costo e sostenibile, è per noi una forte motivazione a continuare a ricercare sistemi d’illuminazione indipendenti dall’energia, un campo che potrebbe portare a molte applicazioni pratiche, sia su piccola che su larga scala. “Phluò” nei suoi sviluppi futuri potrebbe infatti illuminare anche contesti civili come parchi, percorsi d’emergenza o elementi di segnalazione visiva.

Con i bisogni umanitari in crescita e le risorse in calo – sostiene IRC – la lampada unisce innovazione ed essenziale efficienza economica per un’implementazione su vasta scala”. “Phluò”, nata inizialmente come sistema d’illuminazione per le latrine, può essere infatti implementata trovando applicazioni in alloggi, scuole, strutture mediche di emergenza e percorsi esterni.

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   “Phluò” nella versione originaria appesa al tetto di una latrina

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Possibile installazione all’interno di un rifugio

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Possibile utilizzo in una struttura medica da campo

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